Vuoi cedere il tuo studio? Le tre formule Quanto vale il tuo studio? Chiama +39 351 427 6181
PICSO — Portale Italiano Cessioni Studi Odontoiatrici

Quanto resta in tasca dopo aver ceduto lo studio odontoiatrico

Fiscale e contrattuale

21 agosto 2026 · 6 minuti di lettura

Fra il prezzo scritto sul contratto e la cifra che arriva sul conto c'è una distanza che si può calcolare prima di firmare, e che dipende più dalla struttura dell'operazione che dalla trattativa.

Il numero su cui si concentrano tutte le conversazioni è il prezzo. È quello che si dice agli amici, quello che si rigira in testa la sera. Ma non è il numero che conta: quello che conta è cosa resta dopo, e fra i due c'è una distanza che nessuno calcola finché non è troppo tardi per cambiarla.

Quella distanza si stima in mezza giornata, con il tuo commercialista, molto prima di sedersi al tavolo. E in certi casi cambia la decisione.

La regola che spiega quasi tutto

Il fisco non tassa il prezzo. Tassa il guadagno — cioè la differenza fra quello che incassi e quello che quella cosa ti risultava già essere costata. Sembra ovvio, e invece è la chiave di volta: su una cessione di studio quel «costo» può essere quasi zero oppure una cifra rilevante a seconda di come l'attività è organizzata.

Se cedi le quote di una società, il guadagno tassabile è il prezzo meno quanto avevi versato o pagato per avere quelle quote. Chi ha costituito una srl anni fa con un capitale modesto ha un costo fiscale basso: gran parte del prezzo diventa plusvalenza. Oggi quella plusvalenza, per una persona fisica che non agisce da imprenditore, sconta un'imposta sostitutiva a un'aliquota fissa — resta sostanziosa, ma è una sola aliquota, non si somma agli altri tuoi redditi e non ti spinge in una fascia più alta.

Se cedi invece l'attività professionale — la clientela, l'organizzazione, i beni — sei in un mondo diverso: quello che incassi rientra nel tuo reddito, con le aliquote progressive che già conosci. E la progressività, su una cifra grossa concentrata in un anno solo, morde parecchio. Esistono meccanismi pensati proprio per attenuare questo effetto quando l'attività è tua da molti anni, ma vanno chiesti, non arrivano da soli.

La differenza fra le formule è già spiegata altrove, nel pezzo su cessione di quote e cessione di ramo d'azienda e nelle formule di passaggio descritte una per una. Qui basta tenere a mente una cosa: la scelta della strada non è una formalità notarile, è la variabile che sposta di più il netto.

Due studi identici, due esiti diversi

Prendi due studi che fatturano entrambi 600.000 euro, con lo stesso risultato e lo stesso valore concordato — diciamo 500.000 euro.

Il primo è una srl costituita dieci anni fa. Il titolare cede le quote: dal prezzo si toglie quello che gli era costato entrare nella società, e sulla differenza paga l'imposta sostitutiva. Conto lineare, cinque minuti.

Il secondo è uno studio individuale. Qui i 500.000 non incontrano un costo fiscale paragonabile: entrano nel reddito dell'anno, si sommano a quello che comunque hai prodotto in dodici mesi, e finiscono in buona parte nello scaglione più alto. Fra il netto del primo e quello del secondo la differenza non è di qualche punto: è dell'ordine delle decine di migliaia di euro.

Da qui nasce una cosa che vale la pena sapere. Uno studio individuale può essere trasformato in società prima del passaggio, così da percorrere la prima strada anziché la seconda. È un'operazione di qualche settimana, ha regole precise e non è gratis — e nelle operazioni serie il costo lo sostiene chi acquista. Non è una scorciatoia furba: è una struttura ordinaria, che però va decisa prima del preliminare.

Le voci che nessuno mette nel conto

Oltre all'imposta principale ci sono partite minori che, sommate, non sono minori.

L'imposta di registro. Compare quando si cede l'azienda o il ramo, non quando si cedono quote. Si applica sul valore trasferito e in genere è a carico dell'acquirente, ma le parti rispondono in solido: se l'altro non paga, l'Agenzia può bussare a te. È una riga da leggere nel contratto, non da dare per scontata.

Notaio, perizie, pratiche autorizzative. Sono cifre note in anticipo. Chiedile prima e mettile nel foglio.

I pagamenti dilazionati. Un prezzo incassato in tre anni non è automaticamente tassato in tre anni: il momento in cui matura l'imposta dipende dalla forma dell'operazione, e può capitare di dover versare su somme che non hai ancora ricevuto. È una delle domande più importanti da fare, perché è quella che ti dice quanta liquidità ti serve tenere ferma.

Quello che resta indietro. TFR maturato, quote di leasing, cure già incassate e non ancora eseguite: non sono tasse, ma escono dal prezzo. Su come si sistemano c'è un articolo dedicato ai crediti e alle cure in corso.

Dall'altra parte del tavolo

Se stai comprando, il tuo problema è simmetrico: non quanto paghi, ma quanto di quello che paghi potrai dedurre e in quanti anni. L'avviamento acquistato si ammortizza; le quote di una società no — recuperi il costo solo il giorno in cui rivendi.

Questo spiega perché ogni tanto chi acquista preferisce comprare l'azienda anche quando per chi vende sarebbe peggio. Non è cattiva fede: le due parti hanno convenienze fiscali opposte, e la struttura giusta si trova mettendo entrambi i conti sul tavolo invece di uno solo. Se ti stai muovendo dal lato dell'acquisto, la pagina dedicata inquadra il resto dei passaggi.

Le tre domande da fare al commercialista

Non «quanto pago di tasse», che è troppo vago per avere una risposta utile. Queste:

La prima: qual è il costo fiscalmente riconosciuto della mia quota o della mia attività, oggi, con un numero. È il dato da cui discende tutto il resto e spesso nemmeno tu lo sai.

La seconda: calcoliamo il netto in due scenari — così com'è adesso, e con una struttura societaria costituita prima del passaggio — sullo stesso prezzo lordo. Due colonne affiancate. È l'unico modo di vedere se la trasformazione vale la fatica.

La terza: quando devo versare, rispetto a quando incasso, se il prezzo è dilazionato.

Aliquote e regole cambiano nel tempo, e questo resta un articolo divulgativo: il quadro serve a farti fare le domande giuste, non a sostituire chi le tue carte le ha davvero in mano.

Una cosa da fare adesso

Recupera l'atto costitutivo della società, o l'ultima dichiarazione se lavori come individuale, e cerca una sola informazione: quanto risulta oggi il capitale versato o il valore fiscale della tua posizione. Scrivilo su un foglio accanto alla cifra che hai in testa per lo studio.

Quelle due righe, messe una sotto l'altra, sono l'intero problema. E quando ce le hai, costruire un valore di riferimento e capire quale strada ha senso diventa una conversazione di dieci minuti, invece di sei mesi passati a chiedersi se conviene.

Vuoi sapere che numero fa il tuo studio?

La valutazione è gratuita e non ti impegna a vendere: serve a decidere con dei numeri davanti invece che a sensazione.

Chiama Quanto vale