Vuoi cedere il tuo studio? Le tre formule Quanto vale il tuo studio? Chiama +39 351 427 6181
PICSO — Portale Italiano Cessioni Studi Odontoiatrici

Il contratto collettivo dello staff cambia quando cedi lo studio?

Persone e staff

14 settembre 2026 · 6 minuti di lettura

Il CCNL che applichi passa con i dipendenti, ma chi compra può sostituirlo con il proprio. Cosa può cambiare in busta paga, cosa resta acquisito e quali domande fare al consulente del lavoro prima di firmare.

Tu applichi il contratto degli studi professionali da quando hai assunto la prima assistente. Chi compra è una società con tre sedi, che ai suoi dipendenti applica un contratto diverso. Il giorno del passaggio la tua assistente diventa dipendente sua. Con quale contratto? La risposta è meno scontata di come la immaginano entrambi al tavolo, e conviene conoscerla prima che la domanda arrivi dallo staff.

Che i rapporti di lavoro passino al nuovo titolare per legge, con anzianità e condizioni, è spiegato in che cosa succede ai dipendenti. Qui il punto è più stretto: quale contratto collettivo regola quei rapporti dopo la firma.

La regola: il contratto segue i dipendenti, fino a un certo punto

Il codice civile dice che chi compra deve continuare ad applicare il contratto collettivo in vigore al momento del passaggio, fino alla sua scadenza. Con un'eccezione importante: può sostituirlo con il contratto collettivo che applica alla propria azienda, purché sia dello stesso livello. Un contratto nazionale si sostituisce con un altro contratto nazionale, non con un accordo scritto in studio e nemmeno con nessun contratto.

La sostituzione è quindi legittima. È una scelta che chi compra può fare, e che spesso fa perché tenere due contratti nello stesso studio complica ogni cedolino.

Quello che la sostituzione non può toccare sono i diritti già maturati. L'anzianità resta, il TFR accantonato resta, gli scatti già scattati restano. Il consulente del lavoro li chiama diritti quesiti. Quello che può cambiare è il modo in cui si matura da domani in avanti.

Cosa cambia davvero in busta paga

Due contratti collettivi possono portare alla stessa cifra a fine mese e arrivarci per strade diverse. Quando si passa dall'uno all'altro, le strade si vedono.

  • Inquadramento. Ogni contratto ha i suoi livelli. L'assistente di studio odontoiatrico va ricollocata nel livello equivalente del nuovo contratto, che può avere un minimo tabellare più alto o più basso.
  • Scatti di anzianità. Numero, importo e cadenza cambiano. Gli scatti maturati restano in busta, i futuri seguono le nuove regole.
  • Mensilità aggiuntive. Non tutti i contratti prevedono la quattordicesima. Se il tuo sì e il nuovo no, quella somma va recuperata altrove.
  • Orario settimanale e permessi. Poche ore di differenza sull'orario contrattuale, moltiplicate per un anno, sono settimane di lavoro.
  • Sanità integrativa ed ente bilaterale. Chi cambia contratto cambia anche fondo, e la copertura in corso può interrompersi.

Nella pratica la busta paga non scende. Chi compra sa che tagliare lo stipendio a chi ha appena ereditato è il modo più rapido per ritrovarsi con lo studio vuoto, come raccontato in lo staff che se ne va. La differenza fra vecchio e nuovo trattamento si copre con un superminimo individuale, una voce in più in busta che pareggia il conto. La domanda da fare al consulente è una sola: quel superminimo è assorbibile o no? Se è assorbibile, ai prossimi aumenti contrattuali verrà ridotto di pari importo e la persona resterà ferma per anni. Se non lo è, cresce insieme al resto.

Un esempio con i numeri

Due assistenti, stesso lavoro, due contratti diversi. La prima ha una retribuzione lorda annua di 24.000 euro fatta di minimo tabellare, tre scatti di anzianità e quattordicesima. La seconda arriva agli stessi 24.000 euro con un minimo più alto, due scatti e tredicesima soltanto.

Se la prima passa al contratto della seconda, perde la quattordicesima e il conto annuo scende di circa 1.700 euro lordi. Per non farla perdere, chi compra le riconosce un superminimo di circa 130 euro al mese. Il totale annuo torna uguale. Ma se quel superminimo è assorbibile, al prossimo rinnovo l'aumento dei minimi lo mangerà, e lei vedrà crescere la busta dei colleghi assunti dopo di lei mentre la sua resta identica. Il costo per lo studio nel primo anno è zero. Il costo in fiducia, tre anni dopo, no.

I numeri sono illustrativi. Il conto vero lo fa il consulente del lavoro su ogni cedolino, ed è il conto che chi compra dovrebbe chiedere prima di fare l'offerta.

Stesso nome, contratti diversi

Esistono più contratti collettivi che si chiamano tutti «studi professionali», firmati da sigle diverse, con minimi, livelli e regole che non coincidono. Due studi che dichiarano di applicare «il contratto degli studi professionali» possono applicare due contratti differenti.

Il modo per saperlo non è chiedere a voce. Sul cedolino e nelle denunce contributive c'è un codice che identifica il contratto applicato. Confrontare quel codice fra chi vende e chi compra è una verifica da due minuti che evita una discussione da due mesi. Sta nella lista della due diligence sul personale, insieme al prospetto di TFR, ferie e ratei.

Se cedi le quote, il problema non esiste

Tutto questo riguarda la cessione dello studio come azienda, dove cambia il datore di lavoro. Se lo studio è una società e vendi le quote, il datore di lavoro resta la stessa società. Il contratto collettivo non si sposta, nessuno va reinquadrato e nessun superminimo va calcolato. Chi compra potrà cambiare contratto in futuro, ma con le regole ordinarie, non per effetto del passaggio. È una delle differenze pratiche fra le formule di cessione: come funziona è in cedere le quote di una STP.

Cosa dire allo staff, e cosa non promettere

Se stai vendendo, la tentazione è dire «non cambia niente». Non farlo, perché potrebbe non essere vero e la persona se lo ricorderà. La frase onesta è più lunga: il rapporto continua con la stessa anzianità e con quanto maturato, e il nuovo titolare potrà applicare il proprio contratto collettivo senza toccare il trattamento complessivo. Se non sai quale contratto applicherà chi compra, chiediglielo prima della riunione con lo staff. Quel dettaglio sta bene nel copione della riunione, non in una risposta improvvisata.

Se stai valutando di acquistare uno studio, fai il confronto fra i due contratti prima del preliminare. Chiedi al consulente del lavoro un prospetto per dipendente: livello attuale, livello di destinazione, differenza annua, superminimo necessario, assorbibile o no. Poi metti la cifra nei costi del primo anno, accanto al mutuo e all'affitto.

Una cosa da fare oggi, da qualunque parte del tavolo tu sia: prendi un cedolino recente e cerca il codice del contratto applicato. Se non lo trovi in dieci secondi, chiedilo al consulente. È il primo dato che serve, ed è quello che nessuno guarda. Per il resto, una telefonata di dieci minuti chiarisce più di sei mesi di pensieri.

Vuoi sapere che numero fa il tuo studio?

La valutazione è gratuita e non ti impegna a vendere: serve a decidere con dei numeri davanti invece che a sensazione.

Chiama Quanto vale