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TFR, ferie e permessi maturati: chi paga cosa al passaggio dello studio

Persone e staff

11 settembre 2026 · 6 minuti di lettura

Il TFR accantonato non è in cassa, le ferie non godute passano al nuovo titolare e i ratei di tredicesima maturano prima della firma: come si fa il conto e come si scrive nel prezzo.

Nel bilancio dello studio c'è una riga che si chiama «fondo TFR» e che molti titolari leggono come un salvadanaio. Non lo è. È un debito verso le persone che lavorano con te, e i soldi corrispondenti sono stati spesi anni fa in riuniti, stipendi e affitto. Il giorno in cui cedi lo studio quel debito non sparisce e non si paga: cambia semplicemente chi ne risponde. Sapere quanto pesa, e chi lo porta, è una delle poche cose sul personale che si traducono direttamente in euro sul prezzo.

Che i contratti dei dipendenti passino al nuovo titolare per legge l'ho spiegato in che cosa succede ai dipendenti. Qui il tema è più stretto: quello che i dipendenti hanno già maturato e non hanno ancora ricevuto.

Il TFR: un debito che passa, non un conto che si chiude

Il trattamento di fine rapporto si paga quando il rapporto finisce. Con una cessione d'azienda il rapporto non finisce, quindi il TFR non si liquida: resta maturato, si rivaluta ogni anno come prima e lo pagherà chi sarà datore di lavoro il giorno delle dimissioni o della pensione, anche se buona parte di quella somma è stata accantonata sotto di te.

La legge mette al riparo il dipendente con una regola semplice: dei crediti maturati fino al passaggio rispondono insieme chi vende e chi compra. Se il nuovo titolare fra otto anni non paga, la persona può rivolgersi a te. Esiste una procedura che libera chi vende da questa responsabilità, ma richiede il consenso del dipendente e una sede protetta. Negli studi piccoli si fa raramente. Chiedi al consulente del lavoro se nel tuo caso abbia senso.

Nella pratica il problema si risolve nel prezzo. Il consulente del lavoro calcola il TFR maturato per ciascun dipendente alla data del passaggio, e quella cifra viene detratta da quanto ti paga l'acquirente, oppure la versi tu a lui contestualmente. Il risultato economico è lo stesso: chi si porta a casa il debito riceve i soldi per onorarlo.

Un dettaglio che cambia i numeri: se un dipendente ha scelto di destinare il TFR a un fondo pensione, quella parte non è nello studio. È già stata versata mese per mese e non entra nel conto.

Ferie, permessi e ratei: il conto che nessuno fa

Il TFR almeno sta scritto in bilancio. Il resto no, e per questo sorprende.

Ferie e permessi non goduti. Le ferie di un rapporto in corso non si possono pagare in denaro: vanno fatte. Chi compra si trova dipendenti che hanno diritto a settimane di assenza già maturate sotto il vecchio titolare, e le pagherà lui, con lo studio che intanto lavora a ranghi ridotti o chiude. Lo stesso vale per i permessi retribuiti previsti dal contratto collettivo. Si valorizzano moltiplicando le ore residue per il costo orario aziendale, contributi compresi.

Ratei di tredicesima, e di quattordicesima dove il contratto la prevede. La tredicesima si paga a dicembre ma matura un dodicesimo al mese. Se il passaggio avviene il primo ottobre, chi paga a dicembre paga nove mesi maturati sotto di te. Anche questo entra nel prospetto.

I conti in chiaro, con un esempio

Prendi uno studio con tre dipendenti: due assistenti e una persona in reception. Retribuzione lorda annua intorno ai 24.000 euro ciascuna, anzianità di dodici, sei e tre anni.

Il TFR si accantona ogni anno in misura pari alla retribuzione divisa per 13,5, poco meno di una mensilità, e si rivaluta. Per l'assistente con dodici anni si arriva a una cifra nell'ordine dei 24.000 euro, per la collega con sei anni intorno agli 11.000, per la terza sotto i 6.000. Sommate, oltre 40.000 euro. Aggiungi tre settimane di ferie non godute a testa, circa 2.000 euro ciascuna a costo aziendale, e i ratei di tredicesima a settembre, sui 1.400 euro lordi a persona più contributi. Il totale che si sposta dal prezzo supera i 50.000 euro.

I numeri sono illustrativi e il conto vero lo fa il consulente del lavoro sui cedolini. Ma l'ordine di grandezza dice una cosa: questa voce pesa quanto una trattativa lunga sul prezzo. Ed è una voce che non si negozia. Si calcola.

Come si scrive nel contratto

Il documento si chiama di solito «situazione del personale» e si allega al preliminare. Contiene, per ciascun dipendente, contratto collettivo, livello, orario, data di assunzione, TFR maturato in azienda, ferie e permessi residui e ratei alla data. Al preliminare i numeri sono provvisori. Al giorno del passaggio si aggiornano e il prezzo si rettifica di conseguenza.

Attenzione a chi manca dall'elenco. Le persone a partita IVA non maturano TFR né ferie, ma un rapporto che a guardarlo da vicino somiglia a un lavoro dipendente può diventare un credito arretrato di cui risponde anche chi compra. Ne ho parlato in collaboratori a partita IVA, e per i debiti che non compaiono dai libri contabili esistono le garanzie e manleve pensate esattamente per questo.

Se invece cedi le quote della società, il datore di lavoro non cambia e nessun credito si sposta. Il TFR resta dentro la società come debito, e il debito riduce il valore delle quote. Il conto è identico, cambia solo la pagina su cui lo scrivi: come funziona è in cessione di quote di una SRL e nel confronto fra le formule.

Per chi compra: cosa chiedere prima di fare l'offerta

Se stai valutando di acquistare uno studio, chiedi il prospetto TFR e ratei per dipendente, firmato dal consulente del lavoro del venditore, con la data. Confronta il totale con il fondo TFR in bilancio: se non coincidono, chiedi perché. Verifica se qualcuno ha il TFR in un fondo pensione e se i versamenti sono regolari. Chiedi il residuo ferie dal libro unico del lavoro, non a voce. Per i contributi non versati il discorso è diverso e più tecnico, perché il creditore è l'ente e non il dipendente: è una domanda per il tuo consulente, e sta nella lista della due diligence.

Una cosa da fare questa settimana

Chiedi al consulente del lavoro il prospetto TFR, ferie e ratei aggiornato a oggi. Costa poco, lo fa in pochi giorni e ti serve comunque: è lo stesso documento che dice quanto ti costerebbe chiudere, e quanto del valore dello studio è già promesso a chi ci lavora. Arrivare al tavolo con quel foglio toglie dalla trattativa una sorpresa frequente, per entrambi. Per il resto, una telefonata di dieci minuti chiarisce più di sei mesi di pensieri.

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