Garanzie e manleve: chi paga i debiti che spuntano dopo la firma
Fiscale e contrattuale
28 agosto 2026 · 5 minuti di lettura
Un debito che emerge mesi dopo il closing finisce a carico di qualcuno: la legge dà una risposta di default, il contratto può darne un'altra. Ecco come funzionano garanzie e manleve.
Otto mesi dopo la firma arriva una raccomandata. Un fornitore reclama una fattura del 2024 mai saldata, oppure l'Agenzia delle Entrate notifica un avviso su un'annualità in cui tu eri ancora il titolare. Lo studio ormai è dell'acquirente. Il debito di chi è?
La risposta ha due piani. C'è quello che dice la legge se il contratto tace, e c'è quello che il contratto può decidere di diverso. Le trattative serie si giocano quasi tutte sul secondo piano, ma capire il primo serve a sapere da dove si parte a negoziare.
Cosa succede se il contratto non dice niente
Dipende da cosa hai venduto, ed è una delle differenze più concrete fra le formule del passaggio.
Se hai ceduto l'azienda o un ramo, il codice civile prevede una regola che sorprende entrambe le parti, ciascuna per il verso suo. Chi compra risponde anche lui dei debiti dell'attività, ma solo di quelli che risultano dalle scritture contabili obbligatorie. E chi vende non se ne libera per il solo fatto di aver venduto: resta obbligato, a meno che i creditori non lo lascino andare espressamente. Tradotto: il debito registrato nei libri lo possono chiedere a tutti e due; quello che nei libri non c'è resta, verso il creditore, un problema del venditore.
Sul fisco la regola è più severa. Per i debiti tributari esiste una responsabilità dell'acquirente che va oltre le scritture contabili, entro certi limiti di tempo e di valore. Esiste però anche il suo antidoto: un certificato che l'Agenzia delle Entrate rilascia su richiesta e che fotografa i carichi pendenti dell'attività. Se il certificato è pulito, o non arriva nei termini, la responsabilità di chi compra si riduce drasticamente. È il motivo per cui nessun acquirente accompagnato da un professionista firma senza averlo chiesto — e per cui a te conviene chiederlo per primo, così scopri oggi quello che lui scoprirebbe comunque.
Per i dipendenti, i crediti maturati seguono il lavoratore: chi compra l'azienda ne risponde insieme a chi vende, e qui le scritture contabili non c'entrano. Ferie non godute, TFR, differenze retributive: tutto nel conto.
Se invece hai ceduto le quote della società, il problema cambia natura. Non c'è nessun debito che «passa», perché il debitore è sempre lo stesso: la società. Semplicemente, la società ora è dell'acquirente, con tutto quello che contiene — incluso ciò che nessuno dei due aveva visto. È il motivo per cui in quel tipo di operazione le garanzie contrattuali non sono un dettaglio ma il cuore del contratto, come raccontato nell'articolo sulla cessione di quote.
Un caso a parte è lo studio esercitato come attività individuale, dove il confine fra debiti dell'attività e debiti della persona è più sottile: ne parliamo qui.
Le garanzie coprono quello che non si sapeva
Nel contratto, chi vende firma una serie di dichiarazioni: i bilanci sono veritieri, non ci sono contenziosi oltre a quelli elencati, i contributi del personale sono versati, le apparecchiature sono a norma. E si impegna a indennizzare l'acquirente se una di quelle affermazioni si rivela falsa.
Il punto da capire è che la garanzia non serve a punire chi mente. Serve a decidere, prima, chi sopporta il rischio dell'ignoto. Un accertamento fiscale su un'annualità passata può arrivare anche se hai sempre fatto tutto con scrupolo: la domanda non è «di chi è la colpa», è «nel prezzo che abbiamo concordato, quel rischio chi lo ha comprato». Le dichiarazioni e garanzie sono la risposta scritta a quella domanda, e i tre parametri che ne misurano il peso — quanto durano, fino a che cifra, con quale franchigia — sono già spiegati nell'articolo sulle quote: valgono identici anche qui.
La manleva copre quello che si sapeva benissimo
Garanzia e manleva viaggiano spesso nella stessa clausola, ma fanno mestieri diversi. La garanzia copre l'imprevisto. La manleva copre il rischio che avete visto tutti e due e che avete deciso di lasciare a uno solo.
L'esempio tipico: durante le verifiche emerge una causa in corso con un ex collaboratore. L'acquirente non può garantirsi contro qualcosa che ormai conosce — e allora si scrive una manleva specifica: quel contenzioso, comunque vada, resta economicamente a carico del venditore, che terrà indenne l'acquirente da ogni esborso. Il rischio noto viene isolato, gli si dà un proprietario, e il prezzo si negozia sul resto.
Funziona anche al contrario. Chi vende ha interesse a farsi manlevare per quello che succede dopo la firma: le obbligazioni assunte dal nuovo titolare, i lavori clinici che prosegue lui, le garanzie sulle protesi consegnate d'ora in avanti. Il confine temporale — fino alla firma risponde uno, dopo risponde l'altro — sembra ovvio, ma nel silenzio del contratto ovvio non è, e i lavori a cavallo del closing sono terreno classico di discussione.
Una firma vale quanto la tasca di chi la mette
Ultimo passaggio, quello che i contratti eleganti a volte dimenticano. Immagina due studi che fatturano entrambi 600.000 euro e vengono ceduti con garanzie identiche. Nel primo, il prezzo è pagato tutto alla firma e il venditore, due anni dopo, ha reinvestito ogni euro. Nel secondo, 100.000 euro sono dilazionati a diciotto mesi. Salta fuori un debito da 40.000 euro coperto da garanzia: nel primo caso l'acquirente ha una pretesa da far valere, con i tempi e i costi che comporta; nel secondo ha una rata da compensare, e la questione si chiude con una lettera.
È tutta qui la differenza fra una garanzia scritta e una garanzia presidiata. Il prezzo dilazionato, una somma in deposito vincolato, una fideiussione: strumenti diversi per lo stesso scopo, dare alla firma un punto d'appoggio. Chi vende li subisce come sfiducia; farebbe meglio a leggerli come il prezzo di chiudere la trattativa senza sconti prudenziali, perché un acquirente non coperto si copre nell'unico altro modo che conosce: offrendo meno.
Una cosa che puoi fare questa settimana, da venditore come da acquirente: chiedi al commercialista di richiedere il certificato dei carichi pendenti e, insieme, fatti dire quali annualità fiscali della tua attività sono ancora accertabili. Quelle due informazioni delimitano quasi tutto il perimetro di cui garanzie e manleve dovranno occuparsi — e con quel perimetro davanti, dieci minuti di telefonata con chi negozia queste clausole di mestiere chiariscono più di sei mesi di pensieri.
Vuoi sapere che numero fa il tuo studio?
La valutazione è gratuita e non ti impegna a vendere: serve a decidere con dei numeri davanti invece che a sensazione.